Fu Dou Shin

Cenni storici Hontai Yoshin Ryu Ju Jutsu

Il Ju Jutsu è un'arte marziale non competitiva, non violenta, dedicata anche ai più giovani.

E' una disciplina particolarmente adatta sia dal punto di vista fisico che formativo, a conoscere ed utilizzare in modo corretto il proprio corpo e a migliorare la coordinazione psico-motoria.

Gli esercizi del Ju Jutsu rafforzano il senso dell'equilibrio, canalizzando la naturale aggressività verso forme di autocontrollo, mentre nei più timidi sviluppa la capacità di reazione.

Le origini dell'Hontai Yoshin Ryu Ju Jutsu
fonte: www.hontaiyoshinryu.com

L’Hontai Yoshin Ryu è una delle scuole tradizionali classiche (Koryu Bujutsu) del Giappone, le prime notizie riguardanti questa scuola risalgono al 17° secolo.

Nel 1625 nasce Takagi Oriemon Shigenobu, secondo figlio di Inatobi Sanzaemon vassallo del Daymo (Feudatario) di Oshu-Shiraishi.
Oriemon chiamato familiarmente Umon ha praticato le arti guerriere con costanza e assiduità mettendosi in luce per le sue capacità, in particolare ha studiato le tecniche di spada direttamente con il padre che era un abile istruttore di scherma (Kenjutsu shinanyaku) e quelle di lancia corta (Sojutsu) sotto un certo Muto Danemon della scuola Kyochi (Kyochi ryu) diventandone in breve tempo uno dei migliori allievi e un valente insegnante.

Quando suo padre fu assassinato, ne vendicò la morte, cambiò il suo nome in Oriemon Shingentoshi "Yoshin Ryu" Takagi includendo nel proprio nome la filosofia del salice (Il salice si piega alle avversità mentre un albero rigido si spezza) e fondò la propria scuola do Bojutsu (arte del bastone) chiamandola Takagi Yoshin Ryu Ju-Jutsu.

Continuando nella sua ricerca di conoscenza nelle Arti Marziali,
studiò sotto Ito Ki no Kami Sukesada la lancia e tecniche di combattimento a mani nude approfondendo i principi della cedevolezza. Oriemon diventerà poi un istruttore di Arti Marziali sotto la casata Shiraishi e morirà nell' anno 1711, la sua tomba può essere ancora oggi trovata in Miyagi-ken, Kurita gun.

Un allievo che già all'età di 16 anni aveva afferrato i principi dell'Hontai Yoshin Ryu, diventò il successore di Oriemon, il suo nome era Takagi Umanosuke Shigesada.
Umanosuke benché fosse un temibile guerriero, era arrogante e spiritualmente immaturo e in uno scontro con un famoso guerriero, Takenouchi Hisayoshi, fu sconfitto ed umiliato. Questa sconfitta lo ridimensionò e divenne un allievo della scuola Takenouchi Ryu Koshinomawari apprendendone una profonda conoscenza.
Unendo le proprie intuizioni ai principi che stava apprendendo Umanosuke fondò una propria scuola che chiamò Takagi Ryu Taijutsu Koshinomawari ma continuava ad essere insoddisfatto della sua conoscenza e s’impegnava con estrema costanza e dopo 100 giorni passati in un monastero in un addestramento intenso, ricevette una rivelazione divina (Tenshin sho) nel principio della flessibilità (Yawara) in combattimento. Perfezionò così la sua arte e la chiamò Hontai Yoshin Ryu Takagi Ryu JuJutsu. Morì nel 1716.

Il terzo Soke fu Takagi Gennoshin, figlio di un cultore delle Arti Marziali, ne ha fatto propri i principi più profondi, era un vassallo del signore di Himeji ed era considerato uno dei migliori artisti marziali dei suoi tempi, abitava nella seconda cerchia del castello ed era pagato ben 500 koku di riso che potrebbero essere paragonati oggi a circa 30.000.000 di Yen all’anno (documento rinvenuto nel castello di Himeji).

Secondo le tradizioni dell’Hontai Yoshin Ryu, Gennoshin si è incontrato con un altro guerriero di nome Ohkuni Kihei e dopo una serie di combattimenti (Taryu jiai) è stato deciso che il Taijutsu di Gennoshin era migliore ma nell’uso del bastone era migliore lo stile Kukishin Ryu di Kihei.
Gennoshin allora invitò Kihei a rimanere nel suo Dojo ad insegnare il suo stile e da quel momento il Taijutsu dell’Hontai Yoshin Ryu e il Bujutsu, il Sojutsu e il Naginatajutsu di Kukishin Ryu è stato insegnato come metodo complessivo.

Ohkuni Kihei succede a Gennoshin e diventa il 4° Soke e continua ad insegnare le sue arti nel distretto di Sekiho.

L’ Hontai Yoshin Ryu, fu insegnato in quella regione attraverso i successivi Soke fino al periodo Meiji, quando Ikugoro Hisayoshi Yagi 13° Soke, discepolo di Nakaiama Kizaemon 11° Soke, fu espulso dalla regione a causa di divergenze politiche nell’11° anno di quel periodo (1841). Yagi a seguito di quell'espulsione divenne un “Ronin” (Samurai senza Signore) e, durante i suoi viaggi, aprì un Dojo nel distretto di Akaishi insegnando a molti studenti. Si racconta che un giorno un viaggiatore fu attaccato da un cane selvaggio, Yagi uccise l’animale utilizzando un piccolo spiedo di legno.
Tra i suoi studenti, vi erano Fujita Togoro, Ishibashi e Ishiya Takeo che stabilirono proprie linee nella tradizione (Fujita-den – Ishibashi-den – Ishiya-den), solamente Ishiya Takeo continuò la tradizione e trasmise la linea al figlio Ishiya Matsutaro che lasciò l’eredità dell’Hontai Yoshin Ryu a Happeita Masayoshi Kakuno che a sua volta ha trasmesso l’eredità a Saburo Minaki 17° Soke.

Saburo Minaki aprì un Dojo nel distretto Ushigome di Tokyo e nel suo continuo allenarsi ha trasmesso nelle tecniche il suo modo di pensare, raffinandole per un più moderno avvicinamento al Budo.

Dopo la seconda guerra mondiale, Minaki ha aperto un dojo e una clinica di bone setting (Kiropratica) in Kobe e lì ha trasmesso le sue conoscenze marziali all’attuale Soke Inoue Tsuyoshi Munetoshi sensei.

Inoue Tsuyoshi 18° Soke, valente judoista, cultore di Kenjutsu e Iaijutsu e validissimo combattente di Ju-kendo ha fondato l’Imazu Budokai in Nishinomiya dove con l’aiuto del figlio Kyoichi Inoue sensei e d’altri Menkyo Kaiden (Alti gradi) insegna oltre alle arti dello Jujutsu, Bojutsu, Kotachijutsu e Taijutsu, è un membro anziano del Nihon Budokan e continua a tramandare la tradizione dell’Hontai Yoshin Ryu.

Il 16 Gennaio 2005 INOUE Tsuyoshi Munetoshi con la stessa cerimonia che si tramanda da 19 generazioni, ha passato la sua eredità al Figlio Kyoichi che aggiungendo al suo nome quello di Munenori, è diventato il 19° Soke dell' Hontai Yoshin Ryu e porterà la scuola nel nuovo millennio.

I Principi del Ju Jutsu Hontai Yoshin Ryu
fonte: www.hontaiyoshinryu.it

Difficoltà di carattere oggettivo nel far conoscere lo JU –JUTSU sono dovute all’esistenza di molte scuole (RYU), ognuna delle quali ha proprie pecularietà, ed in occidente si è arrivati addirittura a classificare come JU-JUTSU qualsiasi amalgama di discipline marziali atte alla difesa personale.

In Giappone tuttavia tutti gli stili di JU-JUTSU sono accomunati dal principio che è racchiuso nel nome:

JU = flessibilità, arrendevolezza, gentilezza, leggerezza

JUTSU = arte

La FU DOU SHIN studia una delle scuole più antiche: l’HONTAI YOSHIN RYU.

Questa scuola fu fondata nel 1600 da Oriemon Shigentoshi Takagi (nato nel 1635), secondogenito di Sazaemon Inatobi depositario del clan d’Osu Shiraishi del Giappone del nord.

Da giovane il Maestro Takagi, che era conosciuto come Umon, studiò e quindi insegno l’arte della lancia (SOJUTSU) appresa da Danemon Muto della scuola Kyochi (Kyochi Ryu).Si dice che Umon vendicò la morte di suo padre e dopo cambiò il suo nome in Oriemon Shingentoshi “Yoshin Ryu”Takagi, includendo nel suo nome e nel suo stile di combattimento la filosofia del salice che si piega alle avversità mentre di fronte alle stesse un albero rigido si spezza.

A lui successe Umanosuke Shigesada Takagi che sviluppò tecniche a mani vuote per controllare il nemico, e che chiamò formalmente lo stile Hontai Yoshin Ryu Ju-Jutsu.

Il terzo gran Maestro dello stile, Gemoshin Hideshige Takagi scambiò esperienze e tecniche con il quarto gran maestro del Kukishin Ryu bojutsu, affinando l’arte del bastone lungo e da quel tempo lo Yoshin, Takagi, Kukishin Ryu è stato insegnato come unico sistema.

La premessa filosofica di questo stile di JU-JUTSU è espressa dal suo stesso nome:

HON = concreto, reale, vero

TAI = corpo

YO = salice

SHIN = cuore mente spirito

Cioè adattare sempre il nostro corpo ed il nostro cuore alle avversità come il salice si adatta alla tempesta senza spezzarsi

Questo principio di base è applicato negli esercizi formalizzati o modelli (KATA) che includono la spada corta e lunga (KATANA e WAKIZASHI), il coltello (TANTO), il bastone lungo (CHOBO o ROKUSHABUKO), ed il bastone corto (HAMBO), legamenti con fune (TORITSUKE) e kata disarmati che includono attacchi al corpo (ATE), lussazioni delle articolazioni (GIAKU), sbilanciamenti e proiezioni (NAGE), prese di soffocamento (SHIME) e rianimazione (KUATSU).

Il principio di flessibilità è applicato non solo nelle tecniche, ma è vitale ed importante sia strategicamente sia tatticamente.

L’orientamento filosofico del Ryu non è combattivo ed è accertato che una risposta violenta, verrebbe se possibile evitata, essendo quella il meno importante e favorevole mezzo di risposta o reazione.

Ciò implica un considerevole grado di propensione a adattarsi alle possibili avversità e ad ogni situazione scomoda.

Una volta il confronto fisico era più probabile, tuttavia, il principio dello JU era sempre applicato sia si deviasse la forza dell’avversario per poi usarla a proprio vantaggio sia l’esperto di JU-JUTSU si muovesse con velocità e fluidità, in modo da disorientare l’avversario ed arrivare così al confronto in una posizione di sicuro vantaggio.

In questo modo non è così tanta la forza usata dall’esperto, ma è l’applicazione corretta di tattiche e tecniche che vince l’oppositore.

Prima di arrivare ad un violento scontro, l’esperto di JU-JUTSU mantiene uno stato di prontezza di spirito attenta o ZANSHIN.

ZANSHIN è una elemento vitale per evitare lo scontro fisico, perché allerta l’esperto del pericolo prima che questo lo colpisca, concedendogli di conseguenza tempo per manovre evasive o contromisure.

Nella sala d’allenamento di JU-JUTSU (DOJO), ZANSHIN è applicato dall’esperto specificatamente alla fine d’ogni kata, combinato con una forte e bilanciata posizione o KAMAE, e ciò lo rende pronto costantemente al combattimento.

La vigilanza e prontezza rilevate nella posa psico-fisica (KAMAE) alla fine del kata è un modello da sviluppare con costante applicazione giornaliera, un’attitudine che dovrebbe essere portata come un vestito, ma idealmente è raffinata come un’essenza in pratica impercettibile.

La prima considerazione quando si affronta un oppositore è MA-AI, la distanza che separa effettivamente.

MA-AI comprende non solo la distanza lineare esatta tra i due contendenti, ma l’abilità dei contendenti di chiudere quella distanza che dipende da molte considerazioni, come:

lunghezza dell’arma, proporzioni individuali del corpo, e ancora abilità personali come agilità e prontezza.

E’ una misura individuale unica per ogni incontro ed il controllo di MA-AI è possibile solo attraverso la padronanza del TAI-SABAKI, letteralmente controllo del corpo o del movimento, per risposta ad un attacco aggressivo.

TAI-SABAKI è stato descritto dal SOKE INOUE come il più importante elemento fisico dello JU-JUTSU, specialmente nel kata senza armi.

Uno degli obiettivi maggiori è KUZUSHI o perdita dell’equilibrio dell’avversario, perciò è precisamente in questo momento che è più facile controllarlo.

In alcuni casi KUZUSHI è compiuto in modo relativamente passivo, da un semplice ampliamento della stessa forza dell’attaccante: se egli spinge, tiralo; se egli tira, spingilo; applicando così la tattica base di non resistenza, come il salice che resiste nel vento.

In altri casi sono impiegate tattiche più dinamiche, utilizzando pressioni o colpi di mano o piede a ben determinati punti.

Questa tattica può essere finalizzata a due risultati: o la resa dell’avversario, o una sua reazione che faciliti l’applicazione di una determinata tecnica.

Per esempio se un aggressore ha afferrato l’esperto dello JU-JUTSU al bavero od al vestito, l’azione determinante è un momento molto breve di pressione.

Per provocare il movimento dal suo oppositore, l’esperto può appoggiarsi leggermente alla mano che lo tiene; l’aggressore è molto contento di resistere a questa piccola pressione e riprese con la sua mano anche se leggermente.

In questo preciso istante, l’esperto cedendo al movimento dell’oppositore potrà sfruttare lo sbilanciamento dell’altro e vincendo facilmente la resistenza del braccio, potrà applicare una leva al gomito così esposto.

La tattica per provocare una particolare risposta dall’oppositore permette all’esperto di JU-JUTSU di avvantaggiarsi semplicemente reagendo ad una forza esterna, per dirigerla realmente poi al suo uso.

Praticamente tutti i movimenti fatti da un esperto di HONTAI YOSHIN RYU per ottenere la perdita d’equilibrio dell’avversario sono di natura circolare.

Questi possono essere applicati per eseguire una chiusura associata o lussazione, o per atterrare l’avversario al suolo.

Unite; lussazioni (GYAKU) e proiezioni (NAGE), sono comunemente ottenute tramite l’applicazione del principio della leva (TOKO), il fulcro (SHITEN) della leva che sarà generalmente una parte del corpo dell’esperto di JU-JUTSU, è posto strategicamente al di sopra o al di sotto di una giuntura o di un altro punto debole del corpo.

Un’altra tattica per ottenere KUZUSHI è il “triangolo completo”.

I piedi dell’avversario formano due angoli del triangolo: la forza applicata lungo o parallelamente ad una linea immaginaria che corre tra i piedi, sarà la meno efficace, poiché questa linea rappresenta il vettore della più gran resistenza.

Logicamente, perciò, una linea di forza che è perpendicolare a questa linea incontrerà la minima resistenza.

L’esperto di JU-JUTSU applicherà forza o dirigerà la forza del suo antagonista in questa direzione, completando il triangolo iniziato dai piedi dell’avversario.

Per esempio è più efficace e trova l’altro più debole una spinta sapiente al petto invece di un urto alla spalla, poiché il baricentro è molto più esposto allo sbilanciamento.

Completare il triangolo, usare una leva, dirigere la forza in modo circolare, sono tattiche che possono essere impiegate per una singola tecnica per rompere l’equilibrio dell’avversario vincerne il controllo.

Sebbene il termine JU è spesso tradotto come “ gentile”, questo può trarre in inganno sulla natura delle tattiche e sulle tecniche di JU-JUTSU.

L’HONYTAI YOSHIN RYU è filosoficamente non combattivo, ma le sue tecniche basate sul principio della flessibilità, o dell’indirizzare la forza senza opporvisi, non sono delicate o inefficaci, tra i codici tradizionali del Ryu, ce ne sono alcuni che sottolineano l’appropriato uso del a forza:

-USA SOLAMEMNTE LA FORZA EFFETTIVAMENTE NECESSARIA

-OTTIENI UN ACCORDO (ARMONIA) CON LO SPIRITO, LA TECNICA ED IL FISICO

-E’ ESSENZIALE ESSERE CALMO AL DI FUORI, MA PIENO DI CORRAGGIO INTERNAMENTE DURANTE LA PROVA

Ci sono diversi tipi di forza conosciuta: forza puramente muscolare (CHIKARA) e forza interiore, spirituale espressa da molti concetti come KI e KOKORO.

Queste diverse manifestazioni di forza sono in relazione.

E’ evidente tuttavia che l’elemento più importante nella pratica non solo dello JU-JUTSU, ma di tutte le arti, marziali (BUJUTSU) e vie (BUDO) è KOKORO = spirito, cuore, mente.

L’ideale, espresso dal SOKE INOUE, è sforzarsi per giungere a FUDOUSHIN = spirito, cuore, mente insensibile.

“Insensibile” non nel senso d’incurante, ma nel significato di forza decisa, coraggio e confidenza: questi concetti sono stati tratti dal monaco Zen TAKUAN nel suo trattato FUDUCHI SHINMYO ROKU.

Gentilezza e forza vanno insieme come completamento naturale, e formano la base per tutto lo JU-JUTSU;: delicatezza forza, YIN e YANG.

Siccome l’iniziale delicatezza può essere usata per schivare o ridirigere un attacco, questo è seguito da un’appropriata applicazione di forza per sottomettere l’avversario.

Le basi di questa filosofia giungono dal TAOISMO cinese e dalla diretta osservazione della sua efficacia in combattimento.

JU-JUTSU è sia preciso sia scientifico nelle sue applicazioni, anche se un certo livello dell’abilità del praticante proverrà infine dall’affinamento di molti sensi, come istinto ed intuizione.

L’efficacia è basata su una completa conoscenza dell’essere umano, sotto il profilo fisico, mentale ed emotivo.

Pertanto l’esperto di JU-JUTSU potrà non solo controllare il corpo del suo oppositore, ma nel contesto di un violento confronto, anche la sua mente sarà efficiente al meglio.

L’esperto di JU-JUTSU è un “ingegnere umano”, con una profonda pratica conoscenza della natura e del corpo umano.:

I punti di pressione, le debolezze.

Il corpo e gli angoli di congiunzione, la posizione di piedi e mani, modi e tempi di movimento, sono tutti precisi, tuttavia la loro esecuzione può essere diversa tra praticanti.

La conoscenza fisica è usata per procurare all’avversario una perdita d’equilibrio e la sottomissione, la conoscenza della psiche umana permette all’esperto di JU-JUTSU di squilibrare e sottomettere il suo oppositore mentalmente nel miglior modo.

Un forte KIAI (un’esplosiva direzione di volontà o forza interiore - KI - spesso associata ad un profondo e penetrante grido) può creare nell’avversario un KUZUSHI mentale/emozionale, così come atteggiamenti simulati di paura o docilità possono spingere l'avversario ad essere troppo fiducioso di se o sottovalutare la sua vittima volontaria, tutto ciò deve essere studiato dal maestro di JU-JUTSU.

Sviluppatosi come una conseguenza del particolare carattere guerriero del Giappone pre –MEJI, lo JU-JUTSU è un microcosmo della cultura e della civiltà giapponese.

E’ più di un semplice riflesso del suo ambiente, i suoi praticanti dinamicamente esercitano un’azione reciproca con l’ambiente di cui sono parte integrale, così facendo ne consolidano gli attributi socio-culturali