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L'
Aikido non è un sistema di lotta corpo a corpo tramandato tal quale
sin dall'antichità. La parola aikido è un termine generico coniato
nel XX secolo,e rappresenta un insieme di moderne discipline che
vantano finalità molto ampie, quali la disciplina spirituale, il
culto religioso, l'educazione fisica, l'autodifesa, l'attività
ricreativa e lo sport. Esistono oggi più di trenta diverse "sette"
di aikido, e ciascuna di esse, a dispetto delle rivendicate
differenze tecniche e spirituali, rappresenta un tentativo in
relazione con tutte le altre, in quanto interpretazione e parziale
trasformazione compiuta da vari individui su quelli che in origine
furono gli insegnamenti di un solo uomo. E' assolutamente
irrealistico affermare che ci sia un solo aikido e che tutti gli
altri sistemi con lo stesso nome siano forme fasulle: ciò
significherebbe negare l'esistenza del naturale processo di
evoluzione seguito dalle discipline sia classiche sia moderne, e
negare, in definitiva, il medesimo processo attraverso il quale fu
creato proprio l'aikido. Considerando tale processo evolutivo, è
anche importante distinguere le forme attuali di aikido dai
primissimi prototipi. E' perciò necessario trascurare le usuali e
non provate pretese di connessione dell'aikido con il remoto
passato, e accettare il fatto che il suo primo prototipo storico si
sviluppò nel periodo Edo.
Takeda Takumi no Kami Soemon (1758-1853), insegnò teologia e
dottrina neoconfuciana al daimyo dell'han di Aizu (attuale
prefettura di Fukushima); questi insegnamenti erano noti come
aiki-in-yo-do ovvero "la dottrina dell'armonia dello spirito basata
sullo yinyang". L'han di Aizu era
una roccaforte della dottrina di Chu Hsi, poichè Hoshina (Matsudaira)
Nasayuki (1611-1672), un nipote dt okugawa Ieyasu, il primo shogun
Tokugawa, nel periodo in cui fu daimyo di questo han fu un convinto
sostenitore di questa scuola di Neoconfucianesimo approvata dal
bakufu.
I guerrieri di Aizu venivano perciò educati all'etica di Chu Hsi, e
la loro interpretazione del bushido si basava su un rigido codice
che incarnava i concetti di Chu Hsi. I guerrieri di Aizu erano
formidabili nel combattimento, e tenuti in grande considerazione per
il loro eccezionale ardore marziale. Essi si impegnavano in arti
marziali derivanti da vari ryu. Goto Tadauemon Tadayoshi (1644-1736)
fondò il Daido Ryu, il cui programma di studi marziali comprendeva
tojutsu (kenjutsu), kyuba (combattimento a cavallo con arco e
freccie), sojuysu (arte della lancia) e kajutsu (arte
dell'artiglieria e degli esplosivi). Nel 1671 Goto giunse nell'Han
di Aizu, e i suoi insegnamenti divennero materie obbligatorie nella
educazione di tutti i guerrieri. Gli esperti schermidori di Aizu
studiavano anche lo iai-jutsu (l'arte di estrarre la spada) del
Mizuno Shinto Ryu, fondato da Kobayashi Tishinari (morto tra il 1703
e il 1736). Un sistema secondario di combattimento simile al jujutsu
era inoltre incluso negli insegnamenti del Mizuno Shinto Ryu.
Il generale decadimento delle virtù marziali nella maggioranza dei
samurai del periodo di Edo fu in
qualche modo meno meno avvertito tra i guerrieri di Aizu, che
continuarono a mentenere un livello
ragionevolmente alto di perizia nel combattimento con le armi
classiche. Tutti i loro sistemi secondari di lotta corpo a corpo
furono compresi nel termine generico oshikiuchi. Questo sistema si
basava sui dualismi della filosofia neoconfuciana insegnati nella
dottrina dell'aiki-in-yoho. Soltanto ai samurai con un elevato
status sociale e finanziario veniva consentito di studiare
oshikiuchi.Il coordinamento per la diffusione dell'oshikiuchi fu
alla fine delegato a Saigo Tanomo Chikamasa. Hoshina Chikamasa;
(1829-1905), che divenne ministro dell' han di Aizu e capo del
Castello di Shirakawa. Lo scioglimento degli han, decretato nel
1871, e il divieto di portare spade, del 1876, ebbero come risultato
un calo di popolarità dell'arte classica della spada. Ma le
condizioni sociali della prima era Meij, spesso tumultuose, resero
lo studio delle arti di autodifesa a mani nude popolare e
necessario. saigo Tanomo Chikamasa era in quel tempo un sacerdote
shintoista presso il santuario di Nikko Toshogu, e fu là che
incontrò Takeda Sokaku Minamoto Masayoshi (1858-1943), uno
spadaccino di altissima abilità. Sokaku aveva originariamente
studiato l'heiho (kenjutsu) dell'Ono-ha Itto Ryu nel 1870, sotto la
guida di Shibuya Toma, già medico dell' han di Aizu. Nel 1874 egli
approfondì la sua esperienza anche secondo lo stile del Kyoshin
Meichi Ryu con Momono-i Shunzo. Ma fu solo quando Sokaku si aggregò
al Jikishinkage Ryu, nel 1875, per addestrarsi sotto la guida di
Sakakibara Kenkichi, che la sua abilità con la spada divenne più
raffinata, la qual cosa gli guadagnò il soprannome di Aizu no
Kotengu, "il piccolo tengu (un essere mitologico simile a un
folletto a cui si attribuiscono grandi poteri) di Aizu". Sokaku si
trovava al santuario di Toshogu per faccende relative alla morte del
suo fratello maggiore, avvenuta quando questi si trovava là per
studiare. Saigo Tanimo Chikamusa ebbe un' impressione così
favorevole di Sokaku da assumerlo come sua personale guardia del
corpo; ma i motivi di età addotti da Saigo per impiegare Sokaku
erano forse segretamente accompagnati dalla speranza che quest'ultimo
avrebbe studiato oshikiuchi. Sia come sia, questo volgere di
avvenimenti fece si che Sokaku dedicasse completamente le proprie
energie allo studio delle arti marziali. Nel 1877 ottenne attestati
di competenza nell' okuden, o insegnamenti segreti, sia dell' heiho
dell' Ono-ha Itto Ryu, sia nel sojutsu dell' Hozoin Ryu. Mentre
percorreva il Giappone e metteva alla prova la sua abilità contro
numerosi uomini di spada di altri ryu, la fama di Sokaku come forte
uomo di spada andava accrescendosi. La tempra di Sokaku come
combattente fu messa a dura prova all'età di ventitrè anni. Alto
appena un metro e cinquanta. Sokaku deve essere stato uno strano
spettacolo mentre arrancava per le vie di Tokyo con il suo materiale
d' allenamento che pendeva dalla preziosa spada Bizen riposta nel
fodero. Il generale declino d'interesse per l'arte della spada, e la
marcata tendenza del cittadino medio giapponese dell' era Meiji a
idolatrare tutto quello che veniva dall' occidente, spinsero alcuni
giovani muratori a gridare al passaggio di Sokaku, "Ehi, di questi
tempi non è un po' passata di moda l' arte della spada?" La brusca
risposta di Sokaku, "Tenete chiusa la bocca!", fece infuriare i
muratori, che immediatamente attaccarono il piccolo uomo. Quando uno
di loro afferrò Sokaku per i risvolti del kimono, egli
istintivamente reagì lasciando cadere a terra il materiale d'
allenamento che portava, e usò la spada rinfoderata per spingere
all' indietro il suo avversario. Nella rissa che seguì la spada si
liberò dal fodero e ferì in modo serio il petto del muratore . Alla
vista del sangue, gli altri arretrarono, ma la loro paura fu subito
vinta dalla rabbia. Le loro grida d'aiuto fecero rapidamente
accorrere altri muratori. Più di venti uomini, armati di pugnali,
canne usate come spade, arnesi da lavoro, assalirono Sokaku. Egli
non aveva altra scelta che quella di usare la spada per salvarsi la
vita: tagliò tutto ciò che gli capitava a tiro. Un caposquadra,
vedendo l' abilità di Sokaku con la spada, chiamò i rinforzi, e non
passò tempo che quasi trecento muratori circondarono il disperato
Sokaku.
Gli tagliarono la ritirata, ed egli si trovò nel mezzo di una calca
confusa. Lanciarono pietre, mattoni, accette e quant'altro poterono
trovare. Sokaku rimase calmo, schivando e correndo da una parte
all'altra fino a che, esausto, inciampò e cadde a terra. Gli operai
gli furono addosso come un sol uomo. Uno di loro colpì ripetutamente
il corpo a terra di Sokaku con un tobi-guchi, un arnese per domare
il fuoco dall' impugnatura lunga e munito di becco affilato, e già
Sokaku vedeva la morte in faccia. In quell'istante degli agenti di
polizia a cavallo irruppero sulla scena, salvando la vita a Sokaku.
Dopo che gli operai si furono dispersi, gli agenti ne trovarono
dodici uccisi e molti di più feriti; Sokaku giaceva privo di
conoscenza immerso nel sangue, ma ancora stringendo la sua preziosa
spada. La successiva azione giudiziaria ebbe come esito l'
assoluzione di Sokaku da tutte le accuse mossegli dagli operai.
Saigo Tanomo Chikamasa mise sull' avviso Sokaku: "Il modo di vivere
è cambiato rispetto a quello che fu nel periodo Edo. Il tempo della
spada è finito. Quella rissa si è verificata perchè tu eri armato.
Metti via la spada e impara il jujutsu". Doveva passare molto tempo
prima che Sokaku prestasse attenzione a quell'avvertimento. Nel 1877
Saigo Tanomo Chikamasa assunse la tutela di Shida Shiro (nato nel
1868) e lo portò in Aizu per insegnarli l'oshikiuchi. Dopo tre anni
di arduo addestramento, Shida andò a Tokyo per completare la sua
educazione. Mentre studiava nel Seijo Gakko, una scuola di
addestramento per il personale dell' esercito, nel 1881 Shida s'
iscrisse all' Inoue Dojo del Tenjin Shin'yo Ryu. Due anni più tardi
attirò l' attenzione di Kano Jigoro, anch' egli allievo del Tenjin
Shin'yo Ryu. Kano in quel periodo stava cercando di creare una
reputazione per il suo Kodokan Judo. L' abilità di Shida negli
incontri corpo a corpo convinse Kano che sarebbe stata una buona
idea offrire a Shida il posto di istruttore assistente nel Kodokan,
e Shida accettò. In seguito al matrimonio con la figlia di Saigo,
Tanomo Chikamasa, avvenuto nel 1884, Shida divenne figlio adottivo
della famiglia Saigo e perciò cambiò il propio nome in quello di
Saigo Shiro. Saigo ha rappresentato una forza di ispirazione nei
primissimi tempi del Kodokan,ed è stato immortalato in racconti e
film col nome di Sugata Sanshiro. Nel 1886, quando il Kodokan
resisteva fieramente alle sfide lanciatategli dai ruy di jujutsu,
che cercavano di distruggerlo insieme con Kano divenuto ormai
famoso, Saigo Shiro dispiegò la sua grande abilità. Usando la
tecnica Yama arashi (tempesta montana), basata sui principi e sulla
tecniche dell' oshikiuchi, Saigo sconfisse in modo decisivo tutti
gli sfidanti, e fu così di grande aiuto per la notorietà di Kano e
del suo Kodokan.
Kano nominò Saigo Shiro responsabile del Kodokan mentre egli, nel
1888, si trovava in Europa.
Tale responsabilità accrebbe il suo tormento dovuto a un conflitto
di fedeltà. Doveva sia al suo originario tutore e maestro, Saigo
Tanomo Chikamasa, sia a Kano, che aveva riposto in lui la sua
fiducia. Per risolvere il problema, Saigo Shiro lasciò Tokyo per
Nagasaki nel 1891, e cominciò a ricostruire la sua esistenza in modo
da liberarsi dalle catene dei suoi debiti di lealtà nei confronti di
Saigo o di Kano. Abbandonò lo studio dell' oshikiuchi, come pure
quello del judo.
A partire dal 1889 era divenuto vicepresidente della Società dei
quotidiani Hinoda, di Kyushu, e per i seguenti vent' anni, fino alla
sua morte, si dedicò interamente allo studio del Kyujutsu (arte
dell' arco), fino a raggiungere il grado di Hanshi (maestro
insegnante). La precipitosa partenza di Saigo Shiro obbligò il
vecchio Saigo a cercare un altro discepolo degno, al quale affidare
tutti gli insegnamenti dell' oshikiuchi. Mentre serviva come
sacerdote nel Tempio di Reizan, il vecchio Saigo prescelse Sokaku
per questo onore, e nel 1898 iniziò a insegnarli l'arte un tempo
esclusiva dei guerrieri Aizu. L'entusiasmo di Sokaku per lo studio
delle arti marziali, unitamente alla sua abilità nell' arte della
spada classica, lo portarono ad acquisire rapidamente la padronanza
dell'oshikiuchi. Nello stesso anno in cui iniziò a studiare sotto la
guida di Saigo, Sokaku fu autorizzato ad addestrare uomini
selezionati dalla ex classe dei samurai Aizu. Poco prima di
morire, il vecchio Saigo incoraggiò Sokaku a diffondere lo spirito e
le tecniche dell' ashikiuchi su una base più ampia. In conformità ai
desideri del suo maestro, Sokaku modificò gradualmente gli originari
insegnamenti dell' oshikiuchi. Accondiscendendo a una richiesta
ufficiale, nel 1908 si mise in viaggio verso Hokkaido per istruire
delle unità di polizia nel combattimento corpo a corpo. Sokaku
considerava l'oshikiuchi nella sua forma modificata come jujutsu.
Per dare prestigio ai suoi insegnamenti appose loro il nome di Daito
Ryu (da non confondere con il Daito Ryu dell' han di Aizu). Il
jujutsu del Daito Ryu, sotto la direzione di Sokaku, rimase un
sistema di autodifesa conservatore, ma efficace. Uno dei più
promettenti allievi di Sokaku era Ueshiba Morihei (1883-1969).
Ueshiba era il figlio maggiore di un contadino della prefettura di
Wakayama. Da giovane, nel 1898, si recò a Tokyo per iscriversi al
Tenjin Shin'yo Ryu sotto la direzione di Tozawa Tokusaburo. Si dice
che l'interesse di Ueshiba per altre forme di bujutsu classico lo
abbia indotto nel 1902 a studiare il jujutsu dello Yagyu Shinkage
Wyu con Nakae Masakatsu.
Durante la guerra russo-giapponese, Ueshiba servì come soldato di
leva nell' Esercito imperiale, la qual cosa gli offrì l'opportunità
di viaggiare e di entrare in contatto con svariate arti di
combattimento e di autodifesa. Per tutta la durata del suo servizio
nell' esercito, Ueshiba continuò la pratica di jujutsu, e alla fine,
nel 1908, il Tenjin Shin'yo Ryu gli conferì il menkyo-kaiden, il più
alto attestato di compattezza. Dopo il congedo dall' esercito,
Ueshiba partì per Hokkaido con l'intento di dedicarsi
all'agricoltura, e fu là che nel 1915 s' iscrisse al Daito Ryu per
imparare il jujutsu sotto la guida di Sokaku. Ueshiba era un allievo
diligente, e questo nel 1917 gli guadagnò il menkyo, o licenza d'
insegnamento, per la maestria dimostrata in trentasei tecniche. Egli
proseguì anche il suo studio dello Yagu Shinkage Ryu, ottenendone il
menkyo nel 1922 per la padronanza dei suoi insegnamenti relativi al
jujutsu; nello stesso anno fu autorizzato da Sokaku a divenire
istruttore dei metodi del Daito Ryu, in seguito insegnati come
aiki-jujutsu. Ma l'intrapendente Ueshiba non era soddisfatto dei
sistemi di bujutsu classico che aveva studiato. Egli cercava di
concentrarsi su più alti ideali piuttosto che sugli aspetti classici
del combattimento corpo a corpo (jutsu). Tuttavia la sua forma
iniziale di aiki-jujutsu poneva in rilievo le misure pratiche di
autodifesa. In una speciale dimostrazione di abilità tenuta nel 1925
davanti all'ammiraglio Yamamoto Gombei, nella residenza di quest'
ultimo, Ueshiba impressionò favorevolmente quel pubblico di élite.
Nel 1932 aprì un dojo nel quartiere Shinjuku di Tokyo, e si dedicò
al compito di ampliare la base dell' aiki-jujutsu. Attraverso la
partecipazione all'allenamento, egli cercava di stabilire un
contatto diretto con la natura, di migliorare se stesso, e di
contribuire quindi a una società migliore. La sua influenza sui
discepoli era enorme, e i suoi insegnamenti divennero popolari
presso un ampio segmento della società giapponese. Ueshiba inoltre,
studiava accademicamente il jujutsu dello Shinkage Ryu (da non
confondere con lo Yagyu Shinkage Ryu). Nel 1938 emerse con il suo
stile distinto di aiki-jujutsu, ideato per essere adatto all' uso
nelle circostanze sociali dei suoi tempi. Egli lo chiamò aikido. In
seguito a ciò, si verificò una scissione nella linea principale
dell'aiki-jujutsu del Daito Ryu. La linea di Sokaku, la setta
tradizionalista o conservatrice, restò indietro, in termini di
popolarità, rispetto alla setta di Ueshiba, nata da poco e di
orientamento progressista. Ognuna delle due sette funzionava in modo
differente, e dal momento che l' aikido di Ueshiba, quanto a fini,
tecnica e metodi di allenamento, differisce di molto dall'
aiki-jujutsu della setta tradizionale di Sokaku, Ueshiba può essere
considerato il vero creatore dell' aikido. |
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